Finalmente posso rendere noto a tutti, il mio stato d'animo, liberamente e senza coercizioni! Questa è la vera libertà che ho cercato per una vita e che mi permetterà di far sapere agli altri ciò che agita i miei pensieri, anche se ciò interesserà a pochi....

domenica 8 febbraio 2009

Le sgrammaticature della RAI

Le sgrammaticature della RAI

Non vorrei essere l’unico utente ad avere notato quest'intollerabile segnale d’asineria da parte dei responsabili degli inserti pubblicitari con cui la benemerita RAI esorta gli utenti a mettersi in regola con il pagamento del canone d'abbonamento.
Se così fosse sarebbe manifesto il livello culturale medio del nostro popolo e quindi spero che anche altri si siano accorti dello strafalcione in questione.
In pratica si sollecitano i ritardatari a mettersi in regola con (udite, udite) l’ABBUONAMENTO.
Questo strano lemma non esiste nella lingua italiana, dato che la parola giusta è ABBONAMENTO, senza la U arbitrariamente intercalata dal sapientone designato (e ben retribuito) a svolgere tale incombenza.
Proprio a voler cercare il pelo nell’uovo, la parola ABBUONAMENTO si potrebbe far derivare da
ABBUONARE che, in però significa fra l’altro, praticare uno sconto od offrire un omaggio su quanto dovuto, ma non è per niente così, anzi si tratta del contrario (vedi sanzioni per ritardato pagamento del canone).
Non mi si venga a dire, per carità, che si tratta di facezie o freddure da non prendersi sul serio perché invece l’accaduto rende evidente il fatto che l’Amministrazione della RAI è in mano ad un branco di somari da assimilare a coloro che per il consueto servilismo fanno vista di non accorgersi di ciò che avviene intorno a loro.
Ho paura che questa gente, in definitiva, costituisca addirittura la maggioranza degli utenti, plagiati scaltramente da Mediaset e che, fra l’altro non sono in grado di mettere insieme una semplice lettera.
Figuriamoci se sono in grado di rilevare errori grammaticali, peculiari di tanti dipendenti pubblici.
Le nuove generazioni usano scrivere, per quel poco di cui sono capaci, nel modo il più possibile abbreviato, ricorrendo a simboli che in un testo letterario c’entrano come il cavolo a merenda!
Comunque sembra che ai nostri parrucconi non interessi un bel niente dell’imbarbarimento in atto
del modo di scrivere, anche di scrittori alla moda e dei nostri politici, che di svarioni ed abbagli simili ne fanno pane quotidiano.
Allora non facciamone un dramma, ma teniamo sempre presente, la desolante mancanza di una, sia pur semplice, cultura fra tutti coloro che in Italia si sono arrogati il diritto di comandare la nazione e di legiferare.
Fin che dura………
Giancarlo Noferini domenica 8 febbraio 2009.