
Scusami
Scusami, amico mio.
Scusami per l’incapacità di comprenderti, avuta quando eri presente nella mia quotidianità.
Scusami per queste dilazionate discolpe che vengo a mendicare, con animo affranto.
E non mi giustificare con un meglio tardi che mai!
E’, ora, veramente troppo tardi.
Te ne sei andato nella più terribile sofferenza.
Non hai chiesto nulla; ma la tua ultima espressione, permeata di spasimo, mi ha scalfito l’anima.
Il tuo ultimo sguardo!
Mi ha, esso, lasciata una cicatrice che non si rimarginerà mai!
Scusami se per colpevole indolenza non ti ho protetto, come avrei dovuto, dalla malvagità dell'uomo.
Scusami per tutte le volte che nel rincasare non ho contraccambiato la gaiezza da te ostentata nel rivedermi.
Scusami per ogni volta che, infastidito dalla tua esuberanza, ti ha apostrofato con un perentorio: vai a cuccia, rompiscatole!
Al che tu, un po’ avvilito ma sollecito, te n'andavi mogio nel tuo cesto.
Coda fra le gambe ed orecchie giù!
Scusami per queste riprovevoli ed indegne soperchierie che ora mi fanno sentire così meschino.
Solo adesso mi rendo conto di quanto male mi sia comportato con te.
Se potessi fare ammenda di questi miei peccati nei tuoi confronti, forse ritroverei la serenità perduta con la tua dipartita.
Mi ritrovo sovente a meditare su quando, cedendo alla tua chiassosa petulanza, ti concedevo un’avara carezza sulla testolina.
Si sa che i cani spesso piangono ma pochi sanno che riescono anche a sorridere.
E quando?
Quando s’avvedono che il loro disinteressato amore è ricambiato apertamente!
Ma ciò accade assai sporadicamente!
In tale raro caso, se li osservi con attenzione, ti avvedi che, sì, sorridono sotto i baffi.
Scusami allora se ti ho fatto abbozzare un sorriso pochissime volte!
Ma a te bastava fissare intensamente i tuoi venerati sovrani assoluti per sentirti l’essere più felice in questo iniquo mondo.
Mondo che non è degno assolutamente dell’amore di una semplice creatura come eri tu.
Vorrei che dal cosmo in cui ti trovi ora, mi mandassi un segno di perdono per tanta ingratitudine ed incomprensione che ti ho dimostrato.
Ma così va oggi!
Ghermiti dall’empia spirale di una vita insincera siamo ciechi e sordi verso coloro che ci vogliono bene sul serio.
Scusami ancora per quando ti esortavo ad incedere più spedito; non mi rendevo conto che eri affetto da anchilosi e non potevi camminare più lesto.
Certamente avrai sofferto in modo atroce ma non volendo contrariarmi ti costringevi a tenermi dietro.
Scusami per tutte le volte che non ho capito questi tuoi problemi e ti ho apostrofato con acredine.
Scusami per quando, su spossanti sentieri montani, scambiavo i tuoi trafiggenti spasmi articolari per un’inopportuna pigrizia.
Avrei dovuto rendermi conto del tuo cagionevole stato di salute ed porgerti aiuto piuttosto che inveirti contro con intolleranza.
Nessuno comprendeva quanto ti accollavi pur di assecondare il tirannico e tracotante signore!
Nemmeno quando il veterinario ha accertato tutti quei mali che ti affliggevano, neppure allora ho compreso la gravità della situazione.
Anzi, mi sono adirato per le complicazioni che probabilmente avresti causato.
Tardivamente mi sono mosso a compassione per la tua precaria condizione fisica ed ho iniziato a prendermi un po’ più cura di tè.
Ma ormai il tuo travagliato destino stava per concludersi.
Esseri maligni ti hanno teso una trappola atroce e ti hanno subdolamente propinato veleno con un’esca malefica.
Sono questi gli stessi falsi e crudeli individui che tante moine ti facevano e nel frattempo escogitavano il modo di farti tanto male, povera creatura a quattro zampe cui mancava solo la parola!
Quando la tua agonia ha iniziato a manifestarsi mi son reso conto della mia impotenza ed incapacità di salvarti da una fine orrenda.
Ho cercato, disperatamente, di alleviare il tuo strazio con infruttuose e tarde carezze e il ricordare il tuo tormento è l’adeguata punizione per la mia primitiva insofferenza verso di te.
Nell’istante estremo i tuoi disperati gemiti, dall’umana parvenza, mi hanno in tal misura stravolto che il loro angosciante ricordo non mi lascia e mi tormenta di continuo.
Imploravi, disperato, e chiedevi un soccorso ed un sollievo che non ero in grado di darti.
Mi sarei strappati i capelli tanta era la mia inettitudine in quel tragico frangente.
Scusami se ho pianto per te con ritardo ed oramai inutilmente, ma son certo che con la tua innata bontà mi vorrai perdonare.
Caro il mio incompreso cagnolino, solo ora mi accorgo di quanto mi manchi!
Mi manca il tuo gioioso latrare verso gli ospiti che entravano in casa.
Ed io sbuffavo!
Mi mancano le affettuose slinguazzate che mi rifilavi con gioia le rare volte che ti concedevo un fuggevole abbraccio.
Ed io sbuffavo!
Mi manca il tuo affettuoso strusciarti a me quando ti permettevo starmi accanto sul divano, davanti alla Tv.
Ed io sbuffavo!
Mi manca la tua buffa espressione di gratitudine allorquando ti lanciavo il biscotto serale.
Poveraccio, ti avevano avulsi tutti i denti all’infuori dei canini, ma ti arrangiavi beatamente a sgranocchiarlo.
Mi manca il tuo sommesso uggiolare notturno quando, forse, t’abbandonavi a canini sogni.
Si, sono convinto che un buon cagnolino può sognare!
Sognare di correre a perdifiato in un verde prato fiorito incalzando l’idolatrato padrone.
Spero proprio che ci sia, nell’aldilà, il paradiso anche per queste docili creature terrene.
In questo mondo cinico e spietato sarebbero gli unici esseri a meritarselo.
Trascorrono la vita con un solo scopo: amare ed essere amati!
Ma io tardi l’ho compreso……..
Scritto da Giancarlo Noferini per ricordare il cagnolino Anko dei Guappi, barbaramente trucidato da vili ignoti in data 12 gennaio 2004.

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